Il parco della Majella

E’ la terra di Pier da Morrone, Celestino V, e del suo “gran rifiuto”, terra di eremi e di monachesimo estremo; montagne talora aspre e pianori in altura dove nei secoli si sono rifugiati uomini e comunità braccate ed impaurite dalla totale insicurezza delle coste; borghi medievali in pietra, caratteristici e forti di un’arte povera ed essenziale; piccoli comuni, per lo più, colpiti nei secoli dallo spopolamento e dall’emigrazione verso terre più ricche ed ospitali; rapporto forte con la terra, i suoi cicli, il patrimonio boschivo e la fauna selvatica da difendere, un incanto appenninico nel cuore dell’Italia; 39 Comuni oggi riuniti nel Parco della Majella e raggruppati nelle Comunità Montane di Peligna, Alto Sangro, Altopiano delle Cinquemiglia, Majella, Morrone, Majelletta, Aventino-Medio Sangro, Medio –Sangro e i cui nomi più noti al grande pubblico sono quelli di Caramanico, Campo di Giove, Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso, Sulmona, Fara San Martino, Guardiagrele, Pizzoferrato; nelle province di Pescara, Aquila e Chieti.

E’ il Parco della Majella quindi, istituito nei suoi 74.000 ettari tra il 91 ed il 95 con Decreto del Presidente della Repubblica, con al suo interno – oltre alla omonima cima principale – il Monte Amaro ed una trentina di cime che superano i 2000 metri: dal monte Acquaviva al Focalone alla Cima delle Murelle.

 

Il parco deve il suo nome alla dea Maja cui era stato dedicato dagli antichi; citato da Plinio il Vecchio e prima ancora abitato da comunità antichissime testimoniate da siti che rimontano fino al Paleolitico ed al Neolitico, fino alle fortificazioni che risalgono al IX-VI secolo a.C).

Dopo Roma fu terra poi di Monachesimo – come si diceva – e terra di Longobardi, rifugio spirituale per molti: anche per SanFrancescoe Cola di Rienzo, tra i tanti. Infine covo di briganti e di fuorilegge come è testimoniato dai tanti reperti in loco (la Tavola dei Briganti, ad esempio), grazie alla sua natura impervia che fa parlare di veri e propri canyon, quelli che sono incisi come ferite nelle rocce lungo il fiume Orta, la Majella ed il Morrone, la Valle di S.Spirito, il Vallone della Taranta e la ben nota Grotta del Cavaliere.

 

Osservatorio naturale

Quella del Parco Naturale però non è l’unica vocazione del Parco della Majella, come vedremo. E’ vero che infatti – persino in bicicletta, da cicloturisti – il Parco si presta a questa funzione di grande osservatorio naturale, quasi intatto oltretutto, nella sua selvaggia natura da riserva naturale posta nel cuore dell’Appennino. Ed è vero anche che tanto la flora quanto la fauna del luogo – ben diffuso è ad esempio il bird-watching – si prestino ad osservazioni e ad un interesse da amanti della natura che già da sé non sono certo aspetto trascurabile.

Basti qui pensare ai boschi di querce e di aceri, di maggiociondoli e di pini neri italici; all’anemone alpino, alla genzianella, alla stella alpina dell’Appennino, rarissima, alla viola ed all’aquilegia della Majella, al ginepro, alla scarpetta di Venere.

Così come non sono da trascurare caprioli e camosci d’Abruzzo, cervi, lupi appenninici, orsi bruni marsicani, martore, ghiri, faine e volpi, donnole e soprattutto la rarissima lontra, nei pressi di Cardamanico; mentre aquile reali e  picchi, rapaci e vipere sono abbastanza comuni tra queste montagne.

Ma vero è pure che il Parco si presta a molto altro, ad escursioni a cavallo, a visite ai Musei Naturalistici ed Archeologici della zona (da Caramanico Terme a Corfinio, da Lama dei Peligni a Palena a Pescocostanzo); all’osservazione delle tecniche artigianali e manifatturiere dell’area.

 

Itinerari a go-go

Molti gli itinerari possibili all’interno del Parco, anche percorribili a piedi,

lunghi chilometri, a volte, e che immettono lungo sentieri che attraversano boschi e pietraie, lungo i greti di fiumi e corsi d’acqua, passando nei pressi di antichi borghi ed eremi medievali.

Nella Riserva Naturale di Lama Bianca – sempre all’interno del Parco, ad esempio, si può seguire il Sentiero di Lama Bianca – Fonte della Fratta, con un cammino di circa un’ora da affrontare, un dislivello di 150 metri e una buona segnaletica, anche per non vedenti. Tra boschi di faggi e flora del sottobosco nella zona è possibile persino imbattersi nella fauna tipica del luogo: dal gatto selvatico al lupo appenninico; e con una fonte da raggiungere, quella della Fratta, fornita di un’area attrezzata anche per i diversamente abili.

Né va dimenticato che così come all’esterno del Parco è possibile fruire della vicinanza della bella città de L’Aquila, da visitare; all’interno di esso sorge un piccolo gioiello come Sulmona.

Non ci soffermeremo sulle bellezze delle due città che sono del resto documentate su qualsiasi guida turistica, ma su un paio di appuntamenti tradizionali da non perdere: la giostra Cavalleresca di Sulmona di cui si hanno notizie sin dal 1484, un vero e proprio palio in cui si sfidano i borghi o sestieri della città; e i riti della Pasqua – da Venerdì Santo a Domenica di Pasqua – con tanto di processioni, struscio e corsa della Madonna dal Manto Nero, a Sulmona.

Mentre a L’Aquila risulta imperdibile la Cerimonia della Perdonanza di Collemaggio, che risale a Celestino V, e costituisce in pratica il primo Giubileo della Chiesa Cattolica.

In questi giorni della Perdonanza un corteo attraversa la città portando la Bolla del Perdono, documento originario conservato nella torre Civica della Residenza Municipale.

Per saperne di più sui servizi disponibili nel Parco è comunque possibile scrivere a info@parcomajella.it o consultare il sito http://www.parcomajella.it/